Festival dottrina sociale: mons. Pennisi (Monreale), cristiani operano per “mettere in comune e in relazione le buone pratiche, l’operatività virtuosa”

L’impegno quotidiano dei cristiani, “in tutta la pluralità delle sue espressioni”, porta a “mettere in comune e in relazione le buone pratiche, l’operatività virtuosa, la creatività, e con questo contribuire a costruire un mondo nuovo che anticipa il Regno di Dio futuro”. Così monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, si è rivolto questa mattina ai partecipanti al sesto Festival della dottrina sociale della Chiesa, in corso a Verona. “Gesù – ha affermato il vescovo nell’omelia della Messa di apertura della giornata – con esempi presi dalla natura c’insegna a conoscere i segni dei tempi, a capire cosa succede dentro di noi e fuori di noi”; “c’incoraggia a pensare per capire in profondità non soltanto con la testa, ma anche con il cuore, con tutto noi stessi”.

Ma “il discernimento dei segni dei tempi – ha messo in guardia – non è una cosa facile: c’è il rischio dell’omologazione culturale al pensiero unico dominante, c’è il rischio del conformismo alla mentalità del mondo, all’opinione pubblica. C’è il rischio di essere massa di vagabondi senza un pensiero e una libertà personale e non popolo”. Il presule ha ricordato le parole di papa Francesco nel videomessaggio per il Festival di quest’anno: “Stare in mezzo alla gente significa avvertire che ognuno di noi è parte di un popolo. La vita concreta è possibile perché non è la somma di tante individualità, ma l’articolazione di tante persone che concorrono alla costituzione del bene comune”. “La salvezza – ha aggiunto Pennisi – è stata proprio questa: farci popolo di Dio che cammina nella storia verso la realizzazione di una promessa, avere la libertà di giudizio dei figli di Dio, per pensare secondo Dio e non secondo gli uomini”.

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