La dimensione antropologica delle icone sacre secondo la tradizione dei Padri della Chiesa.

Prima di tutto, vorrei ringraziare l’arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, per l’ invito con cui mi ha onorato a partecipare come confenziere per il 750° (settecentocinquantesimo) anno dalla consacrazione della Basilica Cattedrale di Monreale con i suoi splendidi mosaici, in cui troneggia il Cristo Dominatore del Mondo nell’ arco del Vima, in questi mosaici è reso, con arte eccelsa e subblime espressione teologica, il sacramento della salvezza dell’ uomo, sicchè queste rappresentazioni musive coniugano in maniera formidabile la profondità teologica degli eventi che rappresentano con una sensibilità particolare alla dimensione pedagogica ed antropologica.

Per queste ragioni, ho scelto in questa riunione di trattare l’ argomento: “La dimensione antropologica delle immagini sacre secondo la tradizione e l’ insegnamento dei Padri della Chiesa”. L’ insegnamento dottrinale della Chiesa sulle immagini si basa sulle decisioni e sull’ insegnamento del VII (settimo) Consiglio Ecumenico, che è stato convocato a causa delle opinioni di chi combatteva il culto delle icone, gli iconoclasti, che avevano una cognizione errata su di loro. Il rifiuto delle icone, il considerare come unica e vera immagine di Cristo quella del Pane Eucaristico e l’ identificazione erronea dell’ icona con il prototipo, che si basa sul monofisismo, hanno portato gli iconoclasti a considerare una rappresentazione come un immagine “pseudonimica” e nel formulare di un’ antropologia fuorviante ed un concetto di salvezza erronea. Per questi motivi, il rifiuto verso le icone religiose è trattato dalla Chiesa come una questione dogmatica, e allo stesso tempo, antropologica.

Dal momento che gli iconoclasti rifiutano l’ iconografia di Cristo, rifiutano anche l’ iconografia dei membri gloriosi del corpo mistico-sacramentale, cioè dei santi, ritenendo le icone come idoli. Al contrario, per quanto riguarda la fede della Chiesa, le icone proclamano l’ incarnazione di Dio e la Theosis dell’ uomo come uomo e cittadino del Regno di Dio, esprimendo e rivelando contemporaneamente la vita dei membri della Chiesa in Cristo. Ciò che cercheremo di presentare nella nostra odierna relazione è il significato antropologico dell’ icona per l’ uomo nella sua condizione fondante e essenziale di membro della Chiesa. Il fondamento antropologico dell’ icona si basa sul rispetto e l’ accettazione per la Chiesa dell’ uomo, composto di corpo, anima e spirito, senza sottovalutare l’ elemento materiale e sensibile rispetto alla vita spirituale del credente, e nello stesso tempo rifuggendo l’ autonomia dell’ elemento spirituale, con il quale gli iconoclasti hanno considerato venisse connessa e realizzata la communicazione dell’ uomo con Dio.

In questa prospettiva, gli iconoclasti ignorarono non solo l’importanza del corpo umano, ma introdussero una antropologia strumentale a sostenere ed assicurare la loro polemica; accettando come icone umane le sole virtù ed escludendo come inaccessibile l’iconografia sensibile di Dio. Il loro argomentare in relazione ad una comunicazione puramente spirituale-intellettuale dell’evento storico della rivelazione di Dio li porterà ad escludere la possibilità di una rappresentazione iconografica. Contrariamente agli iconoclasti, la Chiesa nel solco della tradizione biblica, accoglie l’ uomo come un’ interezza, constituita dal corpo insieme all’ anima e in questa interezza colloca l’ iconografia. Secondo la Chiesa, il corpo e l’ anima sono sempre in dipendenza e interazione diretta, perciò è impossibile che l’ anima dell’ uomo entri nella realtà immateriale e spirituale, senza il coinvolgimento attivo del corpo. Una caratteristica particolare, è che San Giovanni Damasceno premette la vista fisica rispetto alla spirituale, che la considera un ponte necessario per l’ accesso e il passaggio nella realtà spirituale che viene rappresentata.

L’ argomento più potente ad ogni risposta unidimensionale della spiritualità, è che la relazione essenziale e spirituale dell’ uomo con Dio avviene all’ interno della Chiesa insieme alla dimensione materiale e sensibile degli elementi del corpo e del sangue del Cristo, che sono offerti nella Comunione Divina ai fedeli e attraverso di loro i fedeli diventano membri di Dio. Comunque, le icone dei santi, anche se rappresentano solo le caratteristiche esterne del corpo umano, si riferiscono anche all’ interezza dell’ uomo in questione e non si limitano alla descrizione delle caratteristiche fisiche dei loro prototipi. Descrivono gli elementi del corpo che esprimono la dimensione spirituale degli umani rappresentati e allo stesso tempo vengono onorate e baciate dai fedeli.

Ma l’ antropologia della Chiesa non solo stabilisce l’ iconografia dei santi, ma garantisce anche l’ accoglienza delle icone dei fedeli. Noi, come umani, siamo “carne et sanguine coagmentati” (carne e sangue congiunti), come osserva il sostenitore delle icone il Patriarca Germano, perciò “et per visionem ea quae animae satisfacere possunt, certissime noscere competlimur” (e per la visione che anime possono essere soddisfatte e conoscere certissimamente incontrandosi). Le icone corrispondono all’ entità psicosomatica dell’ uomo. Invitano le persone invisibili con le quali i fedeli condividono la fede di Cristo nella Chiesa. Presentano le persone invisibili, con le quali i fedeli fanno la Comunione la fede di Cristo nella Chiesa. Il contenuto comune delle icone e dei Vangeli è la rivelazione della nuova realtà, la nuova creazione che la presenza storica di Cristo ha portato nel mondo e nella storia. Ciò significa che le immagini esprimono il contenuto del Vangelo gli eventi della vita dei santi, che sono espressioni della rivelazione stessa di Dio, nonché le descrizioni degli eventi della salvezza e dell’ Economia Divina. Quindi l’ iconografia delle chiese, implica l’ istruzione e conferma la funzione dell’ iconografia, con la presentazione delle verità evangeliche e della vita dei santi.

L’ icona rappresenta la dimensione morale che forma l’ esperienza della parola del Vangelo, mentre “ὁμόφωνον τῆς εὐσεβείας… τήν μάθησιν διαγράφουσα” (parla la stessa parola del religioso…l’impara dal disegno). Le icone delle Chiese sono una “buona interpretazione” del Vangelo perché esprimono per azione visiva ciò che il Vangelo predica nella parola. E dal momento che l’ azione è la più chiara espressione del morale, è facilmente compreso l’ effetto pedagogico della manifestazione del morale degli uomini delle icone nei fedeli.

Secondo i Padri del Settimo Consiglio Ecumenico, le immagini della Chiesa constituiscono un modo “διδασκαλίας τῶν λαῶν, μάλιστα τῶν ἁπλουστέρων” (per l’insegnamento del popolo, meglio dei più semplici), mentre secondo il San Giovanni Damasceno “εἶναι ἀσίγητοι κήρυκες ἐν ἀήχῳ φωνῇ τούς ὁρῶντας διδάσκουσαι” (non tacciono gli araldi senza voce cercando dei maestri). È dunque chiaro che le icone comunicando il contenuto della fede e della vita della Chiesa, funzionano come mezzi pedagogici di insegnamento, che si riferiscono generalmente a tutti gli esseri umani, in particolare agli ingenui. È particolarmente importante che le icone non richiedono conoscenze letterarie per poter comprendere la verità, perciò sono caratterizzati come Bibbia degli illetterati (biblia pauperum). Come “Bibbie degli illetterati” le icone riempiono la parola scritta della Chiesa a quegli uomini che non hanno la conoscenza letteraria. Questa verità viene sottolineata anche da San Neilos, il discepole di sacro Chrysostomos, questo giustifica l’ iconografia della Chiesa con persone e avvenimenti del Antico e del Nuovo Testamento.

La possbilità dell’ icona di essere compresa da tutti i credenti, in generale, ha portato il Settimo Consiglio Ecumenico a sottolineare la superiorità dell’ imagine nei confronti della parola e interpretare quella superiorità come provvidenza di Dio ai “ιδιώτας ανθρώπους” (uomini rudi). Su questo significato pedagogico delle icone san Nikiforos sostiene la posizione più vantaggiosa delle immagini contro la parola. Le immagini formano tutti i fedeli per quanto riguarda la fede e la vita della Chiesa. La caratteristica fondamentale dell’ icona contro la parola è la sua “brevità”, concisione. Comunque, l’ imagine esprime in breve, vale a dire brevemente, ciò che è importante e fondamentale. Così, la brevità dell’ immagine non si fa ai danni del contenuto che intende esprimere. Inolte, anche rispetto alla parola (parlata o scritta) la concisione è una grande capacità, quando viene combinata con la completezza della formulazione, mentre il parlare in modo prolisso, è un’ indicazione di incapacità oratoria.

Le imagini, in oltre, come la parola del Vangelo, sono risorse educative essenziali per l’ educazione e la coltivazione di tutti i credenti, indipendentemente non solo dal loro livello di istruzione, ma anche dal loro livello di perfezione. Le immagini esistono nella Chiesa per coloro che sono imperfetti e per coloro che sono perfetti, osserva il San Teodoro Studita. La posizione di San Teodoro Studita si caratterizza come una regola di Ortodossia e viene interpretata dall’ argomento secondo cui l’ immagine è conforme al contenuto del Vangelo. Quindi, è inacettabile una divisione dei fedeli come imperfetti e perfetti secondo l’ utilità o no, delle immagini per loro. Esprimendo, quindi, il Settimo Sinodo Ecumenico, l’ “equivalenza” del contenuto delle immagini con il contenuto del Vangelo è facile comprendere, perchè l’ espressione ecclesiastica della Chiesa non sia solo utile ai suoi fedeli ma anche necessaria. Come l’ incarnazione è un’ economia filantropica di Dio per la salvezza dell’ uomo, segnala il patriarca Niceforos, anche l’ iconografia è un modo di economia per la chiesa affinché la comprensione della sua verità sia data a tutti i credenti. Il sacramento dell’ economia divina è stato rivelato agli uomini come una vera realtà.

È caratteristica la testimonianza di Giovanni l’ Evangelista, “ὅ ἀκηκόαμεν, ὅ ἑωράκαμεν τοῖς ὀφθαλμοῖς ἡμῶν, ὅ ἐθεασάμεθα καί αἱ χεῖρες ἡμῶν ἐψηλάφησαν, περί τοῦ λόγου τῆς ζωῆς… ἀπαγγέλλομεν καί ὑμῖν” (quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato la Parola della vita…questo vi annunziamo). La Chiesa, dunque, dipingendo immagini sacre dà al mondo la stessa testimonianza data dalla parola del Vangelo e dalla incarnazione di Cristo, mentre allo stesso momento riferendosi ad un’ altra emozione umana, al senso della vista. Anche se i sacramenti esprimono la stessa verità della fede, data dall’ udito della parola, essi sono il mezzo più efficace per comunicare la fede, poiché l’ uomo per natura è più rassicurato da ciò che si palesa alla vista. La vista porta più velocemente alla conoscenza dell’ ascolto.

Molte volte i credenti non riescono a comprendere il contenuto della fede offerto loro dalla lingua parlata, mentre la vista dell’ immagine trasmette la verità in modo più chiaro senza possibilità di confusione. Come mezzo educativo, le immagini della Chiesa escludono ogni incomprensione della verità che palesano, perché sono un mezzo per la “visione” delle persone e dei fatti che esprimono. Il significato di “osservare con i propri occhi” è particolarmente enfatizzato da San Fozio il Grande, che si riferisce alla verità dell’ incarnazione e della rivelazione dell’ immagine di Cristo che la rende autentica. La visione, che consideriamo nell’eccezione cristiana è più forte rispetto al moderno principio pedagogico dell’apprendimento per visione; per la teologia dell’icona il credente è come uno spettatore dell’immagine e testimone oculare, non solo di un dipinto, ma soprattutto di una persona che viene percepita come “presente” nella sua rappresentazione pittorica. La verità dogmatica della Chiesa nella presenza carismatica degli originali nelle loro immagini rende ai fedeli la grande importanza pedagogica delle immagini che, presentando chiaramente i loro prototipi, influenzano i fedeli, non come persone morali, ma come la presenza di persone, coloro che sono socialmente e direttamente coinvolti.

Ma il significato antropologico delle immagini è collegato direttamente con il beneficio dei fedeli e la realtà della loro salvezza. Le immagini dei santi, rimarca il settimo Sinodo Ecumenico, sono meno utili nella Chiesa per la verità storica che affermano, di quanto siano necessarie a beneficio dei fedeli. Le immagini sono lo stimolo necessatio contro la lentezza e indolenza spirituale, che presenta la natura umana, e mirano a infoltire la vigilanza dei credenti per la coltivazione dei benefici spirituali, segnala il sacro Niceforos.

Il beneficio che risulta dalla vista delle immagini è dovuto al loro contenuto. Il contenuto delle immagini è legato con l’ ethos della Chiesa da San Giovanni Damasceno, il quale come una azione benefica, provoca in modo diretto e naturale il beneficio dei credenti. Il beneficio reso ai fedeli dall’ iconografia dei santi è anche raffigurata da San Gregorio di Nissa riferendosi alla descrizione del martirio di San Teodoros. San Giovanni Damasceno collega l’ importanza antropologica dell’ immagine con la salvezza dei credenti. L’ immagine, osserva, e comprende “πρός ὠφέλειαν καί εὐεργεσίαν καί σωτηρίαν” (per il vantaggio il beneficio e la salvezza). Infatti, segnalando la verità e lo scopo delle immagini, verifica che l’ immagine ecclesiastica della Chiesa è intesa a incoraggiare la virtù e ad evitare la malgavità, avendo come obiettivo finale la salvezza.

L’ immagine, come mezzo pedagogico di espressione della Chiesa, ha un vantaggio particolare. A chiunque ignori il contenuto della realtà che è rappresentata, gli viene provocato il desiderio di chiedere e imparare. Pertanto, l’ immagine funziona come un ottimo mezzo pedagogico di apprendimento. Questo apprendimento, offerto in modo percettivo, ha un particolare contenuto di salvezza quando il credente arriva davanti alle icone che rivelano la persona e la vita di Cristo. Qui si da l’ opportunità per lo sviluppo di tutta l’ economia divina. All’ interno di questa prospettiva, le icone vengono caratterizzate dal Papa di Roma Gregorio II “μεγίστη σωτηρίας ὑπόθεσις” (il più grande fondamento della salvezza) e “capitolo” che ha consegnato alla Chiesa “θεοβούλως ἡ τῶν ἁγίων ὁμήγυρις” (decisione divina o dell’assemblee dei santi). Interpretando il significato delle immagini di Cristo, il Papa Gregorio II osserva che queste aiutano il credente nella comprensione dell’ umiltà della Parola di Dio e del condurre nella memoria della passione, della morte salvifica e della salvezza del mondo. Presentando l’ iconografia in modo chiaro, l’ intera economia divina conduce attraverso l’ascesi i fedeli alla divinità.

Ma anche i Padri del Settimo Sinodo Ecumenico associano il significato pedagogico dei sacramenti con la salvezza dei fedeli. Le “passioni” dei sacramenti sono espressi nelle loro immagini, “πρός ἡμετέραν σωτηρίαν ἐστί παιδαγωγικά” (per nostra salvezza è insegnamento), segnala il Sinodo. Per questo motivo le immagini della Chiesa esprimono la realtà della salvezza e come mezzo d’ istruzione servono i fedeli per la loro salvezza. E il modo in cui le immagini servono i fedeli nel processo di salvezza è l’ interpretazione che esercitano nel contenuto della fede e della vita della Chiesa. È caratteristico che, recentemente, i teologi della Chiesa Occidentale (A. Rosenberg e R. Guardini) abbiano descritto l’ icona come elemento e strumento importante per l’esercizio della fede, ed abbiamo anche richiamato la necessità delle icone appropriati per raggiungere questo obiettivo.

A tal fine, considero il servizio dei monaci e l’illustrazione dell’evento della salvezza dell’economia divina “ἀπ’ ἀρχῆς ἕως ἐσχάτων” (dall’inizio alla fine), meritevole di apprezzamento e di preghiera per l’ eterno ricordo non solo per gli artisti e i restautori, ma anche tutti coloro che presentano e onorano le opere di questa arte creativa.

† Chrysostomos Sabbatos, Metropolita di Messenia

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